
Viaggio numero 1.
Barcellona è l’esperimento, il distaccamento, la voce interiore.
Nel 2022 ci siamo rese conto che era nata un’amicizia, caratterizzata da una serie di similitudini, che, come un abito cucito su di noi potevamo indossare alla perfezione entrambe, seppur eravamo due donne differenti vissute distanti per tutta la vita. Un po' ci faceva strano ma al contempo ci incuriosiva parecchio, tant’è che un po' per scherzo, un po' per sfida lanciammo in famiglia l’idea di voler fare un viaggio da sole, semplicemente un fine settimana.
Al di là dei nostri mariti che ci osservavano con discrezione e cercavano di capire le nostre intenzioni, i veri ostacoli da superare eravamo noi stesse.
Per quanto mi riguarda, all’epoca avevo un bambino di 6 anni (diciamo autonomo) e uno di 2 anni (e qui tutta un’altra storia).
Ho compreso in questo periodo della mia vita che nel momento esatto in cui ho deciso di mettere su famiglia inevitabilmente ho archiviato una parte di me, una parte autentica (lo capirò poi), ma era necessario farlo, perché sapevo che per conoscermi meglio, non dovevo tralasciare alcun pezzo e creare l’evoluzione dalla condizione di figlia a quella di madre.
E lo sono diventata, madre. Per ben due volte.
La complessità di essere tale è inspiegabile, perché ognuna di noi vive la maternità secondo le sue radici, origini, madri.
Una volta sviscerato il secondo figlio in pieno lock-down, una cosa magica mi è venuta incontro, la danza, mettermi nuovamente in scena, dare spazio al corpo, ha indicato ancora una volta la strada giusta: dovevo ritornare alle origini, a quella ragazza momentaneamente messa in pausa.
Ho annusato l’idea della solitudine, il desiderio di creare alcuni momenti silenziosi per ri-sentirmi, pensare individualmente e non essere cento personalità che avevo capito di poter essere. Decido che un giorno a settimana avrei fatto anche solo una passeggiata da sola.
E qui entra in gioco una seconda magia, Francesca.
Un femminile che aveva sete delle stesse cose, un femminile che mi ricordava quanto fossero importanti le donne per l’evoluzione della femminilità, un femminile che rincuorava il mio di femminile ferito da altre donne carnefici con o senza volontà, le quali mi vedevano esclusivamente madre, ma anch’io mi vedevo prevalentemente così, perché nella maternità esiste un sentimento centrale, enorme, accudire alla “perfezione” il nido familiare, non fare mancare nulla a nessuno, essere tutto e non essere niente per te. Almeno, per me è stato inizialmente così.
E qui inizia il primo vero viaggio. Barcellona e il distacco dal nido familiare, la comprensione che sei sostituibile, che il padre dei tuoi figli può benissimo fare da solo, anzi, può fare meglio di te o forse no, ma che importanza ha. Tutti dobbiamo metterci in movimento per costruire nuovi ponti emotivi nella tribù familiare, per non demolire quelli esistenti, che rischiano di corrodersi e crollare se non sono sostenuti e rigenerati. Capire che l’individualità è fondamentale per tutti, soprattutto quella di una madre che piano abbandona i sensi di colpa, creando energia nuova.
Barcellona è l’esperimento riuscito alla grande, il primo viaggio al quale ne seguiranno altri. Una città dalle grandi strade, dai quartieri eleganti, dal buon cibo, con palazzi stupendi e piena di arte.
Ricordo: il poter camminare per ore senza orari, senza pasti organizzati, senza regole, il dialogare senza urlare e pensare in silenzio. Questo e tante altre cose fa di due mamme piene di impegni lavorativi e casalinghi, due donne libere a tratti estraniate da tanta libertà e introduce in esse il… possiamo!
F. N.



Barcellona








Una città che pone l’uomo al centro della rigenerazione urbana, che elimina qualsiasi gerarchia nella capacità di fruizione della città. La city for all è davanti a noi ed è quasi imbarazzante solo pensare alle barriere che quotidianamente non si riescono a superare nella maggior parte delle nostre città italiane. Tre giorni in cui iniziare a ricostruire parti di noi, a vagare seguendo l’istinto degli interessi. Solo i piedi ci muovono, impensabile salire su un mezzo, in questa città in cui non c’è magia più bella che vedere il cambio delle scene cittadine lentamente mano a mano che il numero dei passi aumenta. L’Ideal Centre d’arts Digitals de Barcelona ci attira a sé fino al quartiere Poblenou con la biografia immersiva FRIDA KAHLO. The life of an icon. Ci lascia senza parole, nel vortice del suo letto, con una potenza pazzesca. Ci dirigiamo sul litorale, dove l’ordinario ci sembra straordinario, con un pranzo perfetto e la pace attorno a noi. Quanto è bello stare sedute al Catalina Cafè, osservando il mercato di Santa Caterina in Plaça de Juan Capri! La nostra esplorazione ci conduce al Quartiere Gracia, a cui ci giungiamo dopo una bellissima passeggiata che parte da Parc Guell sino ad attraversare questo quartiere minuto, fatto di dettagli da non perdere, viuzze dense. Un quartiere a sé che andrebbe esplorato durante l’intero arco della giornata per i ritmi differenti che lo abitano.
F. C.

Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,
Frida Kahlo
con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire. Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle. Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi
e non si stanchi mai di leggere le tue espressioni. Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,
che ti appoggi quando fai il ridicolo,
che rispetti il tuo essere libera,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.
Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie,
che ti porti l’illusione,
il caffè
e la poesia.






























