ArgoMentire.
Lecce, 25 novembre 2025.
Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini, che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché.
I loro desideri hanno le forme delle nuvole.
Charles Baudelaire.
dopolavoro+
incontri fertili per l’urbanistica, l’architettura e il design di genere
Gli spazi non sono neutri Sentiamo l’esigenza di confrontarci su un diverso e più corretto approccio alla pianificazione urbanistica e alla progettazione architettonica dello spazio pubblico, del design e della progettazione dei servizi, riconsiderando tempi e modi più inclusivi. Con il progetto dopolavoro+ vogliamo provare a rimettere al centro della pianificazione e della progettazione il tema della parità di genere. Incontriamoci e parliamo Abbiamo in progetto un ciclo di eventi per comprendere e discutere la disparità di genere nella progettazione di città, spazi e oggetti, superando stereotipi e aumentando la consapevolezza sociale. Vogliamo: - inserire la progettazione di genere come tema centrale nella professione; - collegare esperienze e buone pratiche; - avviare un nodo della progettazione di genere a Lecce Ci serve una mano Per costruire insieme una biblioteca condivisa a Palazzina Basaglia, con libri, riviste, video e materiali sul design, l’architettura e e l’urbanistica di genere, per generare uno spazio dinamico di riflessione e ricerca. Chiediamo: - di donarci libri che possono arricchire il dopolavoro+ - di consigliarci libri per approfondire i temi del dopolavoro+ Vi aspettiamo per Generare una bussola dello spazio neutro, che sappia leggere interpretare e sintetizzare le esigenze delle progettiste e delle city users donne delle città Costruire insieme momenti di confronto fertile tra buone pratiche in tema di città di genere e la comunità di progetto Delineare le linee guida locali per la città di genere che comprendano strategie narrative, linguistiche, comunicative e tecniche Grazie.
Lea Sodano
Presidente Aps Città Fertile
Maria Donata Bologna
Referente del progetto Dopolavoro+
e designer di Città Fertile
Francesca Cofano
Architetta di Città Fertile
Rossella Nicoletti
Urbanista di Città Fertile

*Dopolavoro+* / *Incontri fertili per l’urbanistica, l’architettura e il design di genere*
Tre giorni di incontri, progetti, mostre, talk, e immaginazione. Un esercizio collettivo di progettazione più giusta, più aperta, per tutte/i. Vi aspettiamo.
Lecce, 27–28–29 novembre 2025
Palazzina Basaglia, via Reale – Lecce
Scopri il programma: https://www.cittafertile.it/portfolio/dopolavoro
Prenotazione consigliata: https://forms.gle/GSqcXsVrGMD97gJ37
Lecce, 13 novembre 2025
“Sposa di qualcuno, madre di chiunque, io non sapevo cosa fosse la vocazione a essere me“
Michela Murgia.
Un sabato mattina di settembre, girovagando su Instagram, vengo a conoscenza della Call per il programma OFF del "Festival L'Eredità delle Donne", festival fiorentino che dal 2018 è dedicato all'empowerment femminile, alla cultura e al contributo delle donne in ogni campo, ideato e diretto artisticamente da Serena Dandini (a cui va tutta la nostra stima da sempre).
Ne parlo a Francesca, chiamo subito Anna Maria, e nonostante i pochi caratteri a disposizione, da utilizzare nella descrizione dell'idea da proporre, e le tante, tantissime argomentazioni nella mente, da voler mettere insieme, nel pomeriggio Anna Maria mi invia la sua idea.
Si intitola EVVIVA GLI UOMINI!
Con "Evviva gli uomini", il 29 ottobre, siamo state selezionate e inserite nel ProgrammaOFF!
https://ereditadelledonne.eu/2025/programma-off/evviva-gli-uomini/
Evento nell’ambito del calendario L’EREDITA’ DELLE DONNE OFF con la direzione artistica di Serena Dandini.
Evviva gli Uomini è Happening.
“Happening” può significare “avvenimento” o “evento” in generale, ma è anche un termine che si riferisce a una specifica forma d’arte nata negli anni ‘50, basata sull’improvvisazione e che coinvolge il pubblico. Questa forma artistica combina elementi di teatro, danza, musica, ecc., spesso in spazi urbani non convenzionali, per rompere le abitudini dello spettatore e creare un’esperienza collettiva.
“Evviva gli uomini” è un titolo provocatorio di un evento che vuole porre l’attenzione sull’emancipazione femminile, che può evolversi attraverso la consapevolezza della propria unicità, partendo dall’amore verso noi stesse e allontanandoci da forme di dipendenza, radicate nel pensiero femminile e maschile.
Il lavoro laboratoriale, mette in relazione coppie reali o presunte in un moto espressivo in cui uomo e donna giocano a fare sul serio.
Nella danza il gesto, sostituisce la parola, e sviluppa quel fare lontano dal dire. L’esperienza e l’azione corporea mettono in luce imbarazzo e bellezza individuale, sviluppando dall’errore la propria consapevolezza.
“Evviva gli uomini” è un happening terapeutico realizzato da circa 30 persone tra danzatori e gente comune.
Le compagnie Atto ed Elektra in collaborazione con il Polo Biblio-Museale di Lecce presentano il 21 novembre, un happening che mette a confronto gli uomini e le donne sulla riappropriazione della complicità e dell’autonomia. Uno sguardo sulla varietà del pensiero e sull’emancipazione individuale.
21 novembre ore 20 – presso Sala Teatro – Polo Biblio-Museale
Convitto Palmieri
Piazzetta G. Carducci – Lecce

Ideato da Anna Maria De Filippi, con la partecipazione delle compagnie di danza Elektra e Atto.
Ispirato ai racconti del blog https://spazioneutroblog.com/ di F. Cofano e F. Nuzzo




Trans è un caleidoscopio irriverente che narra di chi rifiuta l’ordinarietà dei costumi e di chi, andando oltre, cerca di scoprirsi diverso o, forse, semplicemente di conoscersi. Questo attraversamento non investe solo chi percorre un viaggio di trasmutazione interiore, ma tutta quell’umanità disorientata e angosciata che si snatura passivamente sotto le deformità della tecnica e del progresso, che si crede ancora libera e risulta, invece, solo misera e consumata.
Regia e coreografia Annamaria De Filippi; Compagnia Elektra con Mariliana Bergamo, Francesca Nuzzo, Francesca Sansò, Martina Nuzzo, Gaia Quarta, Gianluca Rollo; drammaturgia Gabriele Spina; Scenografia Piero Andrea Pati; costumi Alessandra Strano; musiche originali e suono Emanuele Perrone, Gabriele Spina.
Amore.
“Sono un circuito vizioso
Sono un infinito movimento che sembra non fermarsi mai.
Sono un circuito vizioso.
Sembro fermo mentre mi consumo ma poi rilancio in nuova forma.
Sono amore.
Sono l’espressione massima di un sentimento che incontra corpi.
Sono amore.
Entità androgina senza sesso.
Sono un circuito vizioso.
Sono amore.
Ogni mia forma di espressione è massima.
Ogni mia forma di espressione porta alla pazzia.
Ogni mia forma ha la sensazione nelle mani.
Sono un circuito vizioso.
Sono amore ed ogni mia forma di espressione brucia alla velocità di una cometa ma so rallentare
nei tuoi più piccoli particolari per vederti vacillare, sussultare, bramare.
Sono un circuito vizioso che ama il respiro altrui, l’odore dei baci ancora non schiusi, il rumore di
un corpo che poggia su un altro corpo.
Sono un circuito vizioso che sfugge alla forma perfetta.
Sono in eterno movimento altrimenti morirei.
Mi nutro degli altri,
Mi nutro della loro pelle.
Mi nutro dalle mani.
Da esse e solo da esse mi porti ad amarti.
Mi nutro dei tuoi occhi delle loro parole non dette.
Sono amore, un circuito vizioso infinito ed ogni mia forma di espressione è totalizzante.
Se mi vedi ti pieghi.
Se mi incontri ti disconosci.
Se mi ingoi dalle tue viscere nasce un orgasmo.
Sono amore colui che ti confonde per iniziarti ancora una volta.”
F. Nuzzo

LA LAND ART SPIEGATA FACILE FACILE.
di F. Cofano
Smach (https://www.smach.it/art-park) è un'opera d'arte a cielo aperto che funziona, che ha la capacità di attrarre e porre in una modalità di ascolto e sorpresa quattro adulti e quattro bambini di 5, 8, 9 e 12 anni.
È un percorso nella Valle dell'arte (Val dl'Ert in ladino), gratuito e accessibile, che emoziona e diverte passo dopo passo. Grazie ad una mappa interattiva che in tempo reale geolocalizza la propria posizione, una voce racconta una visione, lungo il percorso, una storia intima nascosta, linee e suoni di un’opera. Qui, l'arte non si limita a essere osservata: la si tocca, la si ascolta, ci si gioca
Tutti interagiamo con le opere.
L'arte di Smach è viva, si fonde con il paesaggio e ti riconnette alla Terra. È un'arte che ti protegge dal "fuori," dal rumore del mondo, stupisce per il suo senso profondo e ti stordisce con il silenzio delle montagne.Sprona anche i più giovanissimi a scoprire cosa c'è dopo.
Ma ci sono un paio di opere che in particolar modo hanno stretto il mio stomaco. E' stato potente per tutti osservare “Vial”, una grande siringa conficcata nella terra, strumento che spaventa ma nello stesso tempo può salvare, come dice l'autore. Un bipolarismo che è al tempo stesso iniezione ed estrazione, al pari del nostro rapporto con la terra, delle risorse che preleviamo e dei veleni che iniettiamo nell'ambiente. José Antonio Barrientos De Oria, autore dell'opera, ci ricorda che la responsabilità, dunque, non è mai dello strumento in sé ma dell'uso che se ne fa.
L'opera, presentata nel 2021, ha acceso profondi dibattiti durante il periodo del covid, aprendo riflessioni più ampie sulla mancanza di dialogo e di comprensione reciproca del mondo contemporaneo.
Procedendo il cammino ecco la “Ciasa”, di Conor McNally.
Una casa che, paradossalmente, non offre rifugio. Nel contesto delle maestose montagne, l'opera sembra fragile. Sedendosi al suo interno, il confine tra interno ed esterno si annulla, e capisci che l'idea di "protezione" che abbiamo associato a una casa è solo una nostra convinzione. Eppure, se la guardi da lontano, quelle stesse linee delicate evocano un senso di appartenenza e sicurezza. Un'opera che gioca con le percezioni e ti costringe a ripensare a ciò che consideri "casa.”
Smatch è un'opera che ti invita a guardare oltre, ad immaginarci all'interno di una grande opera d'arte.
“Ora torniamo sulla strada principale e proseguiamo oltre” come dice la guida, con la gioia di averne fatto parte.
Grazie ad Anna Fornaciari & Anastasia Fontanesi di Travelonart (https://www.travelonart.com/) per avercela suggerita.
Settembre 2025




LETTURE ESTIVE.
di F. Nuzzo
Arriva l’estate e con essa i libri in fila pronti per essere gustati. Il mio tempo dedicato alla lettura è quasi sempre quello che passo stesa su di un lettino o sullo scoglio, il mare per me è questo, bagnarmi pochi minuti e asciugarmi leggendo.
La scelta a giugno è tra: “Donna Regina” della Ciabatti, “Morgana – Il corpo della madre” di Tagliaferri – Murgia, “C’era la luna” della Dandini, “Hamartìa” della Soldano. (Tutti già schierati sul comodino).
Venivo fuori da una rude e al contempo dolce Accabadora di Michela Murgia, che ha lasciato in me il gusto crudo di un femminile, che sa accogliere senza confini di sangue e sa porre fine senza rimpianti, guidato solo dalla consapevolezza e dalla verità che è donna.
Il passo successivo non è mai facile, esci da una storia che diventa anche la tua di storia e… Dove vai? Cosa ti aspetti dal prossimo libro?
Una risposta però non c’è mai. Sui libri ci si lancia secondo me, per puro istinto.
E così mentre inizio a leggere Morgana e il suo primo corpo della madre, mi accorgo che in libreria, è uscito “La fila alle poste” di Chiara Valerio. La continuazione di “Chi dice chi tace”, il primo libro della scrittrice letto l’estate scorsa. E corro a comprarlo.
Continua..
“Chi dice chi tace” è un giallo, ma il colore giallo resta da sfondo al racconto, come Vittoria la sua protagonista, che dallo “sfondo”, tiene legati a lei entrambi i libri.
Leggendolo, mi ritorna in mente una prof. conosciuta al liceo e diventata una delle colonne portanti della mia vita; la riporta a me attraverso il profumo che Vittoria emana, per il suo fascino che invade tutta Scauri, per la sua femminilità così lontana dalla mia.
All’epoca quando ho conosciuto la mia Vittoria, ero ancora adolescente, lei aveva 20 più di me, (l’età di mia madre in pratica) e per una serie di fattori, ricordo che in quel periodo collezionavo femminilità da osservare, studiare, alle quali aspirare, spesso distanti dal mio essere ancora… niente!
In “Chi dice chi tace” Vittoria entra nella vita di Lea e Lea comincia a farsi delle domande, che continuano in “La fila alle poste”.
Questa storia mi fa riflettere sul fatto che, alcune donne che scegliamo come punti di riferimento, in determinati momenti della vita, siano fondamentali per la formazione del nostro essere donna, perché, osservandole, alcune di loro ci riportano ad un confronto immediato, su: chi siamo, da quale tipo di femminile veniamo (madre, nonna) e cosa ci piacerebbe diventare.
Lea inizia ad accorgersi di Vittoria, una volta che lei non c’è più, e cerca attraverso il ricordo di questa figura di comprendere da quale tipo di relazione fossero legate prima dell’accaduto.
Nel “La fila alle poste” Lea continua, (attraverso gli abitanti caratterizzanti di Scauri, il marito, le figlie, madre e zia) ad approfondire il perché della fascinazione che sposta ormai quotidianamente il suo pensiero su Vittoria.
Contemporaneamente i familiari di Vittoria che Lea incontra spesso, (l’ex marito, un importante avvocato e le donne con cui Vittoria ha avuto delle relazioni amorose, gente d’alto rango), mettono in disequilibrio la sua “normale” vita, creando in Lea ragionamenti introspettivi e voglia di rivendicazione della sua comfort zone. La Valerio mi ha fatto sorridere tanto in questi romanzi e in alcuni momenti gli interrogativi che Lea si poneva, sembravano miei. La magia dei libri.
La riflessione e gli interrogativi però continuano e voglio condividerli con chi leggerà questo pezzo.
Quanto il fascino che una donna scatena su di noi, fa crescere la nostra femminilità?
Quanto non accorgersi della bellezza del femminile altrui, nega la nostra stessa emancipazione?
Competizione tra donne VS sorellanza.
Il femminile che nutre un altro femminile con l’amore.
Agosto 2025
SALA VUOTA.
di F. Nuzzo
Un solito martedì. Come sempre di corse contro il tempo, di figli lanciati sullo scuolabus e a scuola, di consegne frenetiche a ritmo di musica e nella testa già tutto il programma di quello che accadrà nelle ore successive.
Come organizzare l'azienda familiare!
Cosa preparare da mangiare per pranzo, per merenda, per cena, e pensare che dopo tutto, tutto quello che verrà oggi, mi sono riservata un'uscita al cinema con Francesca.
E così planerò su tutto in funzione di quell'uscita. L'amore muove il mondo, è vero, l'amore per noi stessi, lo fa danzare il mondo.

Continua..
Supero tutti gli incastri, anche gli allenamenti e le prove dell’ultimo spettacolo che verrà. Finite le prove cerco un cambio buttato in borsa così in due secondi, tra una lettura di geografia col figlio ‘ottenne’ e un filo di matita poggiato sugli occhi, mi sistemo tra gli sguardi delle altre “danzerine” e i loro commenti. Spiego loro, che andrò al cinema in serata e mi rendo conto, che ho un po’ di minuti a disposizione per evitare di dover correre ancora, così, provo a sistemarmi, mettere i capelli a posto, guardarmi allo specchio, mettere il profumo. Nonostante l’affanno so e provo a spiegare alle altre che mollare tutta la stanchezza in un’uscita al cinema mi serve a “vivere per non sopravvivere”. È bello, non ho neanche la macchina che mi lega ad un punto della città così, cammino a piedi in una bora glaciale che ha invaso la città a marzo, dopo giorni da 23 gradi e sono fuori dal cinema. Ore 19 inizio del film. Ore 18.38: Francesca scrive che si guarderà solo allo specchio e uscirà di casa rapidamente. Le scrivo che in pratica è già in ritardo. Ore 18.57 acquisto due biglietti, fotografo quello di Francesca ed entro, devo inoltrarmi nel cinema per arrivare nella Sala 3, rileggo la fila e il posto G8-G9 (capirò dopo che non servirà a nulla memorizzarli). Francesca si accorge del ritardo e inizia a messaggiare, io rido e mi godo quel momento.
Sono al cinema da sola dove volevo stare fin dalle 6 del mattino, lei arriverà. Individuo l’entrata e… buio pesto, il film sta per iniziare e colpo di scena la SALA È VUOTA!
Non mi era mai successa una cosa del genere, sorrido incredula, una cosa stupenda!
Inizia il film e io sono sola. Dopo una decina di minuti sento la porta, Francesca incredula quanto me, ride e si rende conto che questa cosa ha dell’incredibile, il film era proiettato solo per noi due. Potevamo anche commentare e ridere tanto non davamo fastidio a nessuno. E ce la siamo goduta assai.
Lee Miller! Una potenza di film.
Una volta fuori dal cinema ci siamo lanciate nel nostro ristorante Japan preferito e poi nella bora glaciale per raggiungere il tanto desiderato Margarita. E dialogando come piace fare a noi ci rendiamo sempre più conto che il viaggio parte da noi due, siamo noi due il viaggio anche restando nella nostra piccola città. Parliamo del blog che metteremo online a breve e del suo significato, del suo forse no-sense ma anche del “chi se ne frega”, del suo “forse farà compagnia a qualcuno che lo leggerà” oppure di come ci ha cambiate mentre lo stavamo immaginando. Chiacchierando ci soffermiamo sull’individualizzazione della nostra femminilità, che necessita di un maschile ma che, soprattutto necessita, di un femminile alleato che incoraggi il suo processo e il rafforzamento di essa. Mi soffermo sul desiderio di non trascurare più una parte vera di me, quella ritrovata dopo diversi giri di vita, dopo aver subito diversi “etichettamenti” accettati, forse, per paura di essere giudicata e comprendere adesso, perfettamente, che quell’essere “complesso” faceva e fa parte della mia natura e che, è bellissima quella natura.
Sentirsi davvero liberi di percepire gli altri come cazzo ci pare.
Marzo 2025


