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..per abitare uno spazio neutro.

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Viaggio n. 3

Milano, sei il viaggio n. 3. Perfetto.
Siamo qui, Milano, ci trovi pronte a respirare quanto di bello puoi nascondere. Abbiamo imparato a prenderci cura di noi, a spegnere il mondo esterno e a focalizzarci. E subito, una strada del quartiere Isola diventa un’estensione del nostro quotidiano, i vicini volti familiari, la sensazione di conoscere i negozianti da sempre.
Un aperitivo sotto casa, avvolte dalla poesia dei boschi verticali, e in un attimo a danzare come le Kessler, riflesse nei palazzi verdi.
L’arte di Bill Viola ci sorprende con la sua potente celebrazione del corpo come veicolo di bellezza ed espressione. Un rallenty ipnotico ci avvolge in un momento intimo, rivelando le infinite potenzialità del corpo.
Un rallentamento che cattura, che avvolge in un istante di profonda connessione con il sé, dove le possibilità del corpo sembrano infinite.
Un incontro inaspettato, quasi karmico.

F. C.

  • Palazzo Reale Mostra Bill Viola

Di Milano ricordo l’urgenza di partire per non interrompere il ritmo semestrale dei nostri viaggi. Ricordo, di aver lasciato una Lecce stranamente fresca per direzionarci in una bellissima casetta nel Quartiere Isola, piccola, arredata bene e luminosa, la casa perfetta per noi. Ci spogliamo degli abiti pesanti, infiliamo sandali, gonna e pantaloncino e ci fiondiamo nel quartiere che ci ospita. Un quartiere pieno di locali molto belli. L’ora dell’aperitivo si presenta nel luogo giusto al momento giusto. Il primo locale che ci affascina è BoB, specializzato in Bao (il baozi o bao, è un tipico panino ripieno cotto al vapore, che può essere ripieno di carne e/o verdure), alle 19.00 sedute ad un tavolino ai bordi della strada principale, gustiamo i nostri Bao e due spritz. Dopo l’aperitivo, iniziamo a familiarizzare con le strade del quartiere, ci ritroviamo in una bella zona residenziale con grandi palazzi in vetro, negozi super eleganti e un centro commerciale super chic, e naso all’insù, ammiriamo il famoso bosco verticale. Decisamente un concetto di verde assai differente da quello selvaggio, libero e spesso sregolato del nostro sud. Noi ci sentiamo come due bambine nel paese del balocchi, perché ogni città ci rapisce, ci contamina e un po’ ci trasforma. Finiamo in qualche altro particolare locale per cenare e bere cocktail sbagliati, che ci divertono e che rilasseranno la nostra nottata. Il giorno dopo biglietti della metro carichi si va verso il centro di Milano, zona Duomo, immenso Duomo, qui incontriamo la mia “comare” di nozze che vive trapiantata a Milano city da tanti anni ormai ed ha messo su famiglia. L’amica dei viaggi senza figli, delle serate senza forma, della seconda adolescenza. Pranziamo insieme e si mescola un po’ di vita vecchia a quella nuova. Nel pomeriggio facciamo un giro in un quartiere super chic e super wow e ci fermiamo in libreria. Lasciamo la “milanese adottata” dandoci appuntamento in serata e nonostante qualche suo tentennamento, al tramonto ci vediamo sui Navigli. Zona assai differente rispetto a quelle visitate. Un misto tra una città vecchia e scorci di altre città, (non ci ero mai stata), gente che passeggia lungo il fiume, locali turistici che offrono ogni tipo di cibo, flotte di ragazzi che si perdono in ogni spazio nella penombra della sera.

Noi ritorniamo verso la nostra bella zona in tram e i miei occhi si perdono nelle strade semi buie di queste grandi e impersonali metropoli, osservo le insegne luminose, le finestre delle case accese di colori diversi, i tanti tantissimi diversi volti della gente seduta accanto a me, che sale e scende dai mezzi e immagino la loro vita. Mi domando se sono felici, se sono sfatti da tutte quelle strade e quei mezzi, da dove vengono e dove andranno. Io intanto, assieme alla mia compagna d’avventura, continuo a tracciare il mio viaggio e un pezzettino della nostra relazione. Ultima tappa di questo weekend è il centro di Milano, San Babila. Dopo un pranzo veloce e due foto sotto la fontana della Apple Piazza Liberty ci dirigiamo a Palazzo Reale per vedere la mostra di Bill Viola. Non sapevo chi fosse né cosa stessi andando a vedere. Una botta pazzesca. Un tuffo nel rallenty, una fotografia che cambiava impercettibilmente la sua forma in una sequenza di micro scatti. (Per me un inevitabile collegamento con una qualità in danza studiata per un lungo periodo, il cui intento era quello di rallentare il gesto, la mimica facciale, la parola, la camminata). Quest’artista mi ha fatto vivere sensazioni stupende. Abbiamo osservato le sue opere nelle immense stanze del Palazzo semi buie, per tantissimo tempo, non poteva essere diversamente, ci ha catturate. Altri scatti erano focalizzati sull’apparizione dal nero di persone, entità quasi spettrali che ti venivano incontro e arrivavano da un mondo lontano come anime, si scambiavano di posto, compivano un gesto e da dove erano arrivate ritornavano. In altre l’intero ciclo della luce del sole e della luna vista da una stessa finestra e, per finire, opere enormi nelle quali da una goccia lenta lenta lenta arrivava un’inondazione. Che bello viaggiare. Non ricordo il ritorno da Milano, non ricordo l’ora in cui siamo rientrate ne l’aeroporto. Non ricordo chi ha lasciato chi a casa propria, né con quale frase ci siamo salutate. Sicuramente come spesso accade dopo ogni viaggio ci rincuora il pensiero di abitare a pochi minuti l’una dall’altra e certamente soffriamo sempre un po’ di più per la nostra separazione ed è per questo che i viaggi continuano.

F. N.

https://www.billviola.com/


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