
Viaggio n. 2
A Praga siamo paesaggio, siamo quello che osserviamo. Siamo mimesi con la pioggia, con i parchi che si perdono allo sguardo, con il sole. Siamo mimesi con l’intimità e con il velo di malinconia che avvolge la città. Ritrovarsi in questa città dopo 20 anni non è semplice. Accoglierci reciprocamente nella nostra trasformazione è un peso sullo stomaco.
F. C.
Non so cosa aspettarmi da Praga, so che per Francesca ritornare in questa città è importante, è qualcosa di emotivo, tornarci con me per lei è condivisione. Comprendo che qui ha vissuto un pezzo di vita importante, l’Erasmus. Qualcosa che io non ho vissuto per questo mi affido ai suoi racconti, ai suoi ricordi, alla città; mi lascio andare alla nostra relazione ancora estranea e acerba. In questa città austera osservo con occhi grandi il suo grigiore, respiro la sua aria umida che sa di pioggia, con un cuore timido accolgo, senza fare troppo rumore.
F. N.


A volte il passo è pesante perché percepisco il carico emotivo per quello che si è lasciato a casa a favore di un po’ di ore di respiro. E’ difficile per me in alcuni momenti saper gestire il mio essere a Praga, tra ricordi che tolgono il fiato e un nuovo modo di esserci. Cerco in quello che osservo la stessa danza che vedevo vent’anni prima. E’ mutata, ma prendo con determinazione tutta la bellezza di cui siamo capaci.
F. C.
Camminando nella città, città antica dalle punte alte, sembra di essere in una fiaba. Le strade piccole e grigie lasciano agli occhi l’immaginario fantastico. Da una di esse si arriva in una stradina ancora più stretta, ricordo quasi di essere entrata in una porta piccola, come Alice nel Paese delle Meraviglie e di ritrovarmi nelle mura della città antica di Praga, il suo ventre. Ci ritroviamo in un locale, una bettola, che sembra essersi fermata nel tempo e nello spazio. I tavolacci, le pentole appese al soffitto, i boccali di birra e gli antichi sapori dell’Europa centrale, cuore del vecchio continente.
F. N.
Provo a spiegare alla mia compagna di viaggio il sapore di alcuni piatti, l’emozione di risentire alcuni profumi. Fuori a volte piove a volte schiarisce e noi sembra esserci rinchiuse in una fortezza al di sotto della terra. Di fatti questa è la sensazione che provavo anche vent’anni fa. Entrare in una porticina e sprofondare in un luogo fatto di legnacci, Pilsner e confusione. E allora tiro qualche profondo respiro e tengo insieme la complessità delle immagini vecchie e nuove che mi appaiono davanti agli occhi. Ed è cosi ché Stromofka, luogo malinconico di addii non detti, di un Battiato che ti legge dentro, di piantumazioni e sguardi impetuosi, fa pace con la sua bellezza, con il suo silenzio e il suo equilibrio. E così Dejvicka, il castello, Malastrana e il Ponte Carlo si liberano piano piano di un senso di responsabilità, di immagini cucite addosso e tornano ad essere una nuovo scoperta. Smetto di cercare nella mia mente e dietro ogni vicolo, e mi gusto con un nuovo sguardo le prospettive sbilenche di Praga che tanto mi divertono. Cerco di chiudere gli occhi davanti ai mille negozi di Candy che ormai invadono la città come nei peggiori fenomeni di gentrificazione commerciale, e ritrovo il bello nello spaesamento che questa città ti regala..
F. C.











Il viaggio mi mescola all’altra me, della quale ancora poco conosco, il viaggio è un distaccamento totale e in viaggio con altri sai che può andarti bene o male. Ma un filo ci lega, il filo è la voglia di tornare a “sentirsi noi stesse”, chiudere gli occhi, tirare un respiro profondo e andare avanti, cercando di non pensare troppo a casa, dove probabilmente sentiranno la nostra mancanza ma forse è più una preoccupazione che riguarda noi soltanto. Incontriamo uno dei tanti parchi di Praga. Le foglie gialle, rosse, arancioni e marroni, sono le protagoniste dei racconti di Francesca nei messaggi che precedono il viaggio ed io li ho immaginati mentre li descriveva, ora ci ritroviamo a calpestarle insieme quelle foglie e a vivere una nuova vita che ci tiene legate al passato, tanto legate all’odierno e ci spinge verso quella futura. Attraversando Ponte Carlo, passeggiamo nell’antica città che nel 1883 era la città natale di Kafka, l’atmosfera è sempre più fiabesca e i passi lenti ci portano a salire scale dai gradini infiniti.
Poi ho come un vuoto di memoria e ci ritroviamo in un pub Irlandese che festeggia San Patrick e che non c’entra un cavolo con Praga ma che ci ha regalato un aperitivo alle 17 circa con tanta birra, noccioline, chiacchiere e tante risate.
Credo che in questi primi viaggi io abbia assaporato l’idea di centralità di cui avevo bisogno. Il viaggio è difficile, ma facilita le cose, perché sei solo con una mole di pensieri da calmare. È come praticare la meditazione e cercare, osservando un muro bianco di svuotare la mente per cercare il respiro di cui si ha bisogno; nel viaggio il caos delle città ti invade, è frastuono, è disordine ma se concedi alla città di svuotarti la mente torni sempre diverso e maggiormente centrato su te stesso, pronto per continuare a percorrere la tua strada assieme alla carovana che hai creato in questa vita.
F. N.
“Praga non si visita, si respira; non si guarda, si sente; non si legge, si vive” Angelo Maria Ripellino.











La deviazione a Palermo.





Il viaggio per Praga non inizia con una bella notizia, alle 13 del 20 ottobre 2022 ricevo una mail con la scritta VOLO CANCELLATO. Il panico. Pronte per il nostro secondo viaggio da “soliste” con valigie fatte e tutto il resto, questa notizia, che sembrava un brutto scherzo, ci lascia sgomente. Inizia una ricerca spasmodica per capire cosa si potesse fare per non perdere l’intero viaggio e prima di gettare la spugna e mandare tutto al diavolo, viene fuori un volo per Palermo, che facendoci da scalo ci permetteva in serata di raggiungere Praga. Cosa comportava, a parte l’acquisto di un altro biglietto aereo? Trascorrere un’intera giornata nella meravigliosa Palermo. Fatto!








