
Viaggio n. 8
17.04.26 ore 16.51. Sono sotto casa di Francesca, scendo e le vado incontro, non ricordo perché, la guardo e le chiedo:
“Ma sei emozionata?”
Lei mi risponde:
“Sì, sono molto emozionata, stiamo partendo”.
La città Monaco se la gioca con 7 pianeti in ariete x 2 (8 e 15 aprile).
Ho deciso di riportare questo ricordo astrologico perché un fenomeno di tale portata con sette corpi celesti (Sole, Luna, Marte, Saturno, Nettuno, Mercurio e Chirone) concentrati nel segno dell'Ariete non si vedeva da diversi decenni, un evento raro proprio perché pianeti come Saturno o Nettuno impiegano anni per transitare in una singola costellazione
(Nettuno ci resta ad esempio fino al 2039).
Atterriamo di notte e via.



Monaco è una città dagli alberi lunghi e magri, con la gente che cammina spedita, biciclette di ogni forma e colore protagoniste delle strade e micro locali dove mangiare ogni cosa.
Mentre scrivo siamo immerse in un angolo della città, dove i vagoni dei treni vengono trasformati in piccole sale ristorante, qui odori etnici e lingue straniere si mescolano nell’aria e alla nostra voce italiana che pianifica la città.
E poi arriva, arriva quella consapevolezza di essere altrove, lontano da casa.
Trasportiamo tutto, tutto quello che siamo con noi.
Siamo mezzi che trasportano storie, emozioni, pensieri, desideri. Il fatto di essere assieme, come spesso accade anche nel nostro quotidiano, inizialmente altera il luogo, potrebbe essere qualsiasi luogo anche la nostra città ma il tempo, un tempo lungo e dilatato, fatto di silenzi, discorsi finiti e infiniti, alla fine fa la differenza.








Sono sul volo di ritorno con la musica nelle orecchie, la scena che immagino per cercare di raccontare queste 72 ore, è quella di tirare una tenda per svelare la città di Monaco vista dai miei occhi, trascinando nel vento tutto quello che è successo in questa città come scatti fotografici.
La notte tra i binari di una ferrovia sconosciuta.
Un hotel a 5 stelle, la nostra casa.
Un nuovo “Spazio neutro” dove si arriva col 62.
Una pizza rammollita alle 02.00 di notte, per cercare di accettare il distacco e fare accomodare l’abbandono dei nervi sempre tesi.
Un letto matrimoniale con due piumoni separati.
Le nostre risate, come due bambine amiche al di sopra di tutto, libere ad un pigiama party.
La gioia per la colazione intercontinentale, con le uova strapazzate e con un semplice click per avere dell’acqua nel bicchiere e un altro per avere un caffè espresso.
L’outfit che spacca, la nostra bellezza che non lascia spazio ai dubbi e sazia l’anima.*
Due di due.
Monaco, spazio neutro pronto ad assistere al nostro spettacolo.
Monaco, nuova scenografia emozionante da scoprire.
Il sole, il caldo, le passeggiate.
Primo quartiere. Bahnwärter Thiel.
Graffiti, vecchi vagoni adibiti a locali, ristoranti, profumi etnici, musica, relax.
La pizza, la birra, i supplì, gli spritz, tutto rigorosamente senza regole.











Una mattina alla Pinakothek der Moderne, dove il biglietto per entrare costa 1€, semplicemente perché è domenica!
Un tuffo tra opere contemporanee fatte di specchi, di materia, oggetti antichi di design e i quadri.. La mia parte preferita i quadri. Perdersi nelle pittura che lascia il fiato sospeso.
Finita l’incursione, recuperare le borse dagli armadietti senza capire bene cosa ci indicasse la guardarobiera e giù a riderle quasi in faccia, con crisi di risate nel corridoio dei porta oggetti. Avendo capito solo alla fine, che la direzione di entrata era sbagliata e che la poveretta ormai esausta, voleva solo indicarci la retta via.







































Un pranzo pieno di gusto e birra gelida, con la bellezza che invade i ristoranti e coinvolge i camerieri.
Il 62 ci porta da un parco con cimitero ad uno con le papere e i paperotti protetti da ali materne.
Centro storico di Monaco, la pioggia fa da cornice, l’aria è fresca. Camminiamo tra racconti quotidiani e familiari e racconti in costante trasformazione. In cerca di luoghi dove far perdere i nostri occhi e locali dove destabilizzare il gusto, sognando lo stinco perfetto.
Una volta trovato a caso il “nostro” locale, prendiamo il 62 per concederci pochi minuti di relax e cambiare outfit.
Dopo poche ore, siamo sedute da Haxengrill ad un tavolo con sgabelli alti, condiviso con altra gente, quasi tutti uomini soli accompagnati da birre altissime e stinchi arrosto serviti rigorosamente con purè di patate e salse. Un cameriere italiano anzi precisamente di Taranto, ci accoglie con la gioia di sentirsi parte della famiglia italiana.
In attesa dell’arrosto perfetto, godere della faccia schifata di Francesca mentre un tipo al quanto bizzarro,le mangiava quasi addosso. Fotografarla per immortalare il momento e nel frattempo bere una birra buonissima, non ha prezzo.
Un quartiere gay inesistente o forse addormentato perché lunedì notte.
L’attraversamento di un parco al buio per raggiungere la fermata dell’autobus e lì, aver parlato a voce alta per scacciare la paura, incrociando lo sguardo di un senzatetto svegliato dalle nostre voci troppo alte, senza volerlo.
La corsa verso l’uscita, immaginando di saltare la staccionata come la storica pubblicità di “Olio Cuore”.
E giù risate a non finire.
Una volta fuori dal buio, tra risate continue e l’attesa dell’ autobus sbagliato ma giusto, raccontare alla mia compagna d’avventura, la trama del “La Storia Infinita” per farle capire il significato della frase “Corri Atreyu, corriii”, per me parte integrante del mio dna.
Quante risate al buio.
Un dolce alla cannella nel caffè giusto al momento giusto e la pioggia.
L’ultimo quartiere visitato il quale di giorno, non dà soddisfazione e il non voler partire, rallentando il tempo in un localino dai cocktail fantasiosi e incomprensibili e dai bagel 🥯 costosi.
Un’ultima uscita dalla stazione dei treni correndo ma questa volta al contrario, seguendo il navigatore che aveva perso la rotta 🔄 e puntare tutto sulla mia memoria fotografica per non perdere bus e il volo di ritorno.
E la bellezza di una complicità atavica eppure così giovane.
Ecco a voi la mia Monaco.
fn


Monaco inizia di sera, anticipata dal prologo di Memmingen. Un aeroporto che trattiene in sé solo l’essenziale, così concentrato da apparire come un'unica, grande sala d'attesa. È lì che aspettiamo l'autobus per la stazione centrale; è lì che lascio andare il primo sospiro: una rassicurazione silenziosa che tutto sta cominciando davvero.
Ci vuole poco per passare dalla sospensione alla densità di Monaco.
Il nostro primo sguardo sulla città è notturno: fuggitivo, ma già sicuro. Poco dopo, nel buio, avviene il nostro primo incontro: il classico italiano bizzarro che crede di sapere tutto di Monaco. Ma noi ci muoviamo proprio come rotaie sui binari, quelle che ci scorrono accanto, oltrepassandolo senza sosta. Non cerchiamo guide, né mappe tracciate da altri.
Il nostro è un andare leggero, che si nutre solo di pura gioia.
Già questo incontro scatena nella mente dell'altra una risata accesa al solo pensiero di quanto possa essere folle chiunque decida di mettersi davanti a noi sul nostro binario. Ridiamo ancora per questo.
Giù al bar dell’hotel brindiamo all’inizio di queste nuove 72 ore, tra gli schiamazzi di un gruppo di tifosi tedeschi. All'una di notte il locale chiude: restiamo al buio, a chiacchierare, mentre i nostri discorsi già si intrecciano e tracciano strade senza fine.
È il mattino a cambiare le regole: Monaco diventa colore. Lo scopriamo in un quartiere sottratto al cemento e restituito alla musica e alla libertà individuale. Siamo a Bahnwärter Thiel, nella periferia sud: è qui, tra questi spazi riconquistati, che inizia la nostra vera conoscenza della città.
fc












































